La pittura in sè/The painting itself Ulrich Erben Pino Pinelli Claude Viallat

La Pittura reinventa sè stessa, tramite il superamento della ricerca monocromatica, l'esplorazione della breccia che separa il concettualismo dal feticismo pittorico, assumento a principio fondante la libertà assoluta di creazione e di utilizzo del colore
ABC-ARTE Srl, 2015
Bilingual edition - Ita/Eng 97 pages
Publisher: ABC-ARTE Srl
ISBN: 978-88-956-1804-3
Dimensions: 24x22 cm; 9 1/2 x 8 5/8 in
Euro25

Quando la pittura diventa l'oggetto stesso del dipingere, e non serve più a rappresentare, a suggerire, ad esprimere, ma al contrario ha come unico obiettivo sè stessa ed il fatto di esistere in maniera autonoma, come colore declinato, contrastato, come materia portatrice di luce, di gradazioni, di sfumature sul supporto della tela o di altri materiali capaci di portarla in scena, la pittura si definisce nella sua propria finalità e non è più un medium; diventa essa stessa il soggetto.

Nella storia recente della pittura, in particolare nel corso del decennio degli anni '70, in Italia, in Francia e più in generale in Europa, ma anche negli Stati Uniti ci si è posta la questione dell' eredità della monocromia, avendo questa occupato un posto maggiore nei lavori degli artisti del dopoguerra da Fontana a Klein, passando per il Gruppo Zero, o Manzoni in Italia, o Rauschenberg negli Stati Uniti con i suoi White Paintings del 1951.

 

In rottura con tutte le tendenze passate, tra pittura e non pittura, al di là dell'espressionismo, una certa astrazione pittorica, chiamata Astrazione analiticatrova il suo spazio integrando la monocromia come concetto fondante. Le viene conferita una identità che integra i dati concettuali della non-pittura, specialmente tramite il rifiuto di limitare la pratica pittorica all'interno della superficie di un quadro definito nella geometria fissa di quattro lati di una tela tesa su una intelaiatura, ma anche mantenendo l'uso del colore per le sue qualità proprie legate alla texture, alle tonalità, al sapore stesso delle gradazioni e dei loro effetti subliminali.

Vicini ad una certa vena concettuale, tramite la teorizzazione del loro impegno, in questi tempi di rinnovamento della fine degli anni '60, si raggruppano alcuni movimenti che sviluppano una ricerca di cui le ramificazioni si ritrovano in Italia con la Pittura analitica, di cui Pino Pinelli è il capo scuola, ma anche in Francia dove è attivo il gruppo Supports/Surfaces animato da Claude Viallat.

Anche nel resto d'Europa e specialmente in Inghilterra, in Germania, e in Olanda la pittura si reinventa. Ulrich Erben rappresenta in mostra la corrente tedesca.

 

Questi artisti si trovano al sommo della loro energia creativa, esplorando la breccia che li lega al concettualismo, negando il feticismo pittorico, che riconsegna l'arte al suo valore di rappresentazione e di mercato.

Oscillando entro questi due estremi e usando la pittura secondo dei criteri usciti dalla monocromia, che ritengono come principale fondatore la libertà assoluta della creatività e dell'uso della pittura e del colore come mezzo di affermazione di questa stessa libertà, si definisce quindi un certo tipo di astrazione: l'astrazione analitica.

L'esposizione presenta tre artisti determinanti di questa tendenza europea che unisce Pittura analitica e Support/Surfaces in una stessa volontà di usare la pittura come medium capace di entrare in risonanza con lo spazio, facendo corpo con lo spazio stesso, con l'intenzione di sottolinearlo, di frammentarlo a volte, ma in ogni caso, di interagirci.

In questo contesto Ulrich Erben è uno dei principali coloristi tedeschi della sua generazione. Egli costruisce le sue opere secondo una singolarità che combina a volte la ricerca sul colore e una composizione di ispirazione geometrica. Il suo proposito conduce all'esplorazione dei componenti della materia colorata piuttosto che ad un confronto con lo spazio. Di ritorno dagli Stati Uniti dove soggiorna fino al 1967, esplora le potenzialità espressive del bianco che lui compone nel 1972 con la luce. Cerca quindi di sorpassare il limite della tela per integrare le sue superfici in una dimensione spaziale attraverso l'uso di schiariture laterali. Pino Pinelli uno dei principali esponenti del movimento italiano pittura analitica, partecipa anch'egli a questa ricerca di un colore assoluto, secondo la pratica della monocromia.

 

In Italia, Pino Pinelli che ha abbandonato la forma tradizionale del quadro, presenta così il suo lavoro tramite una volontà di dispersione che costruisce lo spazio attraverso articolazioni di elementi monocromatici. Dall'inizio degli anni '70, Pinelli affronta il problema della tradizione e del rinnovamento secondo una esplorazione delle potenzialità della pittura e della sua texture stessa, come se egli volesse percepirne il mistero, senza smettere di concentrarsi sulla pittura, con l'intenzione di svelarla e di comprendere ciò che essa susciti. Dai primi lavori degli anni 1971 al 1975 appartenenti ad una serie diTopologie e di Monocromie, la sua ricerca si realizza nell'espressione di una tensione, di una vibrazione che sembra voler catturare l'animo stesso della pittura. Egli prese parte all'esposizione organizzata a l'ARC di Parigi, nel 1978.

La mostra si prensentò come riferimento assoluto della tendenza analitica attorno al monocromatico sotto la cura di Suzanne Pagè (direttrice del Museo) e dei critici Bernard Lamarche-Vadel e Filiberto Menna.

Dal canto suo Claude Viallat è uno dei protagonisti del movimento Supports/Surfaces che in Francia fu l'origine di una riflessione nuova a proposito del concetto stesso del dipingere, mettendo in discussione i supporti tradizionali della pittura. Gli artisti di questo movimento provengono per la maggior parte dal sud della Francia. Per indagare meglio la realtà dell'opera e per tornare alle origini della pittura, il quadro non rappresenta più altro che la sua stessa materialità, ciò significa che la tela è liberata dal suo telaio, dal pigmento e dalla forma. « Dipingo la pittura » dice Claude Viallat.