1925 Nasce a Osaka

1947

Si laurea alla Kansai University

Diventa professore presso la Scuola Superiore Commerciale Yodo di Osaka

1949

Diventa professore presso la Scuola Media Toyosaki di Osaka

1950

Si laurea in Economia alla Ritsumeikan University di Kyoto

1954

Premiato alla 7ma mostra di Ashiya (premiato consecutivamente anche i 5 anni successivi)

Seconda mostra Genbi (Osaka, Matsuzakaya)

1955

Settima mostra Yomiuri Independent (Museo Metropolitano di Tokyo)

"Prima Esposizione Sperimentale d'Arte Moderna all'Aperto: per Sfidare il Sole di Mezza Estate."

Entra nel gruppo Gutai

Prima esposizione Gutai (Tokyo, Ohara Kaikan). Espone consecutivamente a tutte le altre esposizioni Gutai.

Quinta esposizione Associazione Moder Art (espone anche negli anni a seguire fino al 1959)

1956

Esposizione Gutai all'aperto (Ashiya)

1957

Performance "Opera realizzata per Automatismo" presso la prima Esposizione Gutai su Palcoscenico (Osaka, Sankei Kaikan; Tokyo, Sankei Hall)

1958

Performance "Disegnare nell'Aria" alla Seconda Esposizione Gutai su Palcoscenico (Osaka, Asahi Kaikan)

"International Art of a New Era: Informel e Gutai" (mostra itinerante con prima tappa a Osaka, Takashimaya)

Esposizione Gutai a New York (Martha Jackson Gallery)

1959

Reportage della BBC inglese

Settima Esposizione Gutai a Torino (Galleria Arti Figurative)

Trasloca ad Itami e diventa giudice delle mostre al Museo di Itami

1960

Quarta mostra "Nuovi talenti Asahi" (Osaka, Takashimaya)

1961

Mostra "Continuite` et avant-garde au Japon" organizzata da Tapie' a Torino (Center of Aesthetic Research)

1962

"Don't Worry, the Moon Won't Fall Down: Gutai Art and Morita Modern Dance" (Osaka, Sankei Hall)

1965

"Groupe Gutai-Gutai Art Exhibition in Paris" (Paris, Galerie Stadler)

"'65 Japan; Today's Exhibition" (Tokyo, Muramatsu Gallery)

1966

Esibizione "NUL66. Nul Negentienhonderd Zesenzestig" (Den Haag, Galerij Olez)

1967

Esibizione Gutai in Olanda (Rotterdam, Design House)

Esibizione Gutai in Austria (Klagenfurt, Hildebrandt Gallery)

Diciottesima Esposizione Gutai (Osaka, Gutai Pinacotheca)

Diciannovesima Esposizione Gutai (Tokyo, Central Museum; Osaka, Gutai Pinacotheca)

1970

Esposizione Gutai "Japan Expo '70-Garden on Garden" (Osaka, Expo Museum) 

1971

Primo Festival dell'Arte di Hyogo (Museo d'Arte Contemporanea di Hyogo)

1972

Mostra "Il circolo di Jiro Yoshihara" (Osaka, Fujimi Gallery)

1974

Quarto Festival dell'Arte di Hyogo (Museo d'Arte Contemporanea di Hyogo)

1975

Entra nel gruppo Artist Union (rinominato successivamente AU = Art Unidentified) e partecipa a tutte le esposizioni

1976

Esposizione "Japan Now" (San Francisco, Kaplikon Gallery, Embassy Gallery)

Esposizione "Diciotto anni di Gutai" (Osaka, Prefectural Gallery)

Dodicesima esposizione "Today's Notion of Space" (Yokohama, Municipal Gallery of Art)

1977

Esposizione internazionale di Pace a Mosca

Esposizione "Attivita' verdi" (Stoccarda, Germania dell'Ovest)

Mostra "Sign Symbol" a Wellington (Nuova Zelanda) 

1979

-Dopo il Gutai e Jiro Yoshihara- Museo d'Arte Contemporanea di Hyogo

Mostra -World Symposium- (Canada, Alberta)

1981

Personale a Nishinomiya (Artspace di Shozo Shimamoto)

1982

Personale al Museo Metropolitano di Tokyo

1983

Prima "Japan Week" (Dusseldorf, Atelier Hildebrand)

1984

Arte Moderna di Hyogo (Museo d'Arte Contemporanea di Hyogo)

Mostra "Arte Moderna di Vancouver" (Canada, Vancouver Art Gallery)

1985

Mostra "The First Ten 1975-1985" (Canada, Off Center)

Arte Moderna di Hyogo -Musica (Museo d'Arte Contemporanea di Hyogo)

Esposizione "Jiro Yoshihara e Gutai: 1954-1972" (Ashiya, Ashiya Civic Center)

Esposizione "Action and Emotion, Paintings of the '50s, Informel, Gutai Cobra" a Osaka (National Museum of Art)

1987

Personale alla Galleria Municipale di Itami

Personale a Osaka (North Fort)

1988

Personale a New York (Japanese-American Artist Cultural Center)

Personale ad Ashiya (Grace Human Life)

Collettiva Gutai al Museo d'Arte Contemporanea di Hyogo

Personale ad Amagasaki (Seibu Department Tsukashin Store)

1989

Mostra "Yamamura Collection" al Museo d'Arte Contemporanea di Hyogo

Seconda personale presso la Galleria Municipale di Itami

1990

Collettiva Gutai al Museo di Shibuya (Tokyo)

Personale a Ikeda (Buranju Gallery)

Esposizione "Avanguardia del Giappone - Gli anni '50 del Gruppo Gutai (Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma)

1991

Collettiva "Avanguardi Giapponese Gutai 1954-1965" (Darmstadt, Institut Mathildehohe)

Esposizione "Gutai - Avventurieri dei dipinti" (Fukuoka, Fukuoka Art Museum)

Esposizione "Correnti d'Arte del ventesimo Secolo" (Miyazaki, Kyuden Community Plaza)

1992

Collettiva "Artisti del Gruppo Gutai" al Museo della Prefettura di Miyagi

Mostra d'Arte Gutai a Milano (Milan Art Center)

Esposizione "Gutai I: 1954-1958" al Museo di Ashiya

Esposizione d'Arte Moderna di Itami (Itami, Central Community Center)

"Esposizione all'aperto 1955, 1956", Museo di Ashiya

Personale alla galleria Second House TWO di Ashiya

Performance nel Dipartimento della Cultura della Citta` di Foshan (Cina)

Collettiva "Il Mondo dell'Arte Moderna" (Museo Prefetturale di Shimane)

Personale a Itami Lustre Hall

1993

Esposizione "Gutai II: 1959-1965" al Museo di Ashiya

45 ma Esposizione Internazionale d'Arte, La Biennale di Venezia, "Passaggio a Oriente"

Esposizione "Gutai III: 1965-1972" al Museo di Ashiya

Collettiva "Gutai 1955-1956: Un nuovo inizio nell'Arte Contemporanea Giapponese"  (Tokyo, Penrose Institute)

1994

Collettiva "Gutai 1955-1956: Un nuovo inizio nell'Arte Contemporanea Giapponese"  (Osaka, Kirin Plaza Osaka)

Personale a Osaka, Lads Gallery

Personale a Mitaka, Gallery Yume

1995

Personale a Osaka, ABC Gallery

1996

Collettiva "Sezione d'Arte del Dopoguerra" al Museo Municipale di Chiba

1997

Personale "Nuovi Lavori di yasuo Sumi" a Osaka, Lads Gallery

Mostra di 4 artisti, Museo di Rauma (Finlandia)

1998

Personale a Osaka "Lavori Anni '50", Shimanouchi Gallery

1999

Collettiva Gutai, Galerie Nationale du Jeu de Paume (Parigi)

Personale a Osaka, Kuruse Gallery

2000

Collettiva "Gutai and Informel" a Osaka (Art-U Gallery)

Pubblicazione del libro "Yakekuso, fumajime, charanporan" Edizioni Bungeisha

2001

Personale a Osaka, Lads Gallery

Personale presso il Museo di Itami

2002

Mostra "Collezione di Capolavori II" , Museo d'Arte Contemporanea di Hyogo

Personale a Osaka, Lads Gallery

Esposizione a Sendai (Sendai Mediatheque)

2004

Collettiva "Traces: Body and Idea in Contemporary Art" al Museo d'Arte Contemporanea di Kyoto

2005

Collettiva "Traces: Body and Idea in Contemporary Art" Museo d'Arte Contemporanea di Tokyo

Mostra collettiva e Performance al Trevi Flash Art Museum

Performance a Reggio Emila (Pari&Dispari Agency)

Performance a Venezia (Liceo Artistico Statale)

Collettiva AU a Kobe (Haradanomori Gallery)

Collettiva "Gutai e AU" a Modena (Spazio Fisico)

2006

Collettiva "New Spring Small Works" a Mitaka, Gallery Yume

Collettiva "Collection 4" al Museo d'Arte Contemporanea di Osaka

Mostra e Performance presso Fondazione Morra (Napoli)

Collettiva "Itami Art Association" (Itami, Central Community Center)

Fiera d'Arte Internazionale di Tokyo (Tokyo Big Sight)

Collettiva a Pechino (Beijing, Exhibition Center)

Collettiva AU a Kobe (Haradanomori Gallery)

Personale a Venezia (Spazio Arte dei Mori)

2007

Biennale di Venezia -Evento collaterale P3

Personale a Venezia -Spazio Arte dei Mori

2008

Personale a Osaka, Shimanouchi Gallery

Performance a Punta Campanella, Napoli

Esposizione a Capri, Galleria Blue Lizard

Esposizione e performance a Capri- Certosa di Capri

Esposizione e performance presso il Museo Gendaikko di Miyazaki, e performance a Aoshima, Sakurajima e Miyazaki Kanko Hotel.

Performance ed esposizione "Shimamoto-Sumi" presso il Museo MAGI900 (Pieve di Cento)

Padova Arte 2008

2009

Personale a Osaka, Lads Gallery

Personale a Venezia -Spazio Arte dei Mori

2010

Personale a Osaka, Shimanouchi Gallery

Personale a Venezia -Spazio Arte dei Mori

Collettiva "Gutai: Painting with Time and Space" (Lugano, Museo Cantonale d'Arte)

2011

Personale a Itami (Yoshida Gallery)

Personale "Yasuo Sumi, il primo periodo Gutai" (Venezia, Spazio Arte dei Mori)

"Gutai tra Passato e Presente" (Venezia, Spazio Arte dei Mori)

2012

Collettiva  "Un Art Autre?" (Parigi, Christie's Paris)

Collettiva "GUTAI: The Spirit of an Era" (Tokyo, The National Art Center)

Collettiva "GUTAI at 32 East 69th Street" (New York, Hauser and Wirth)

2013

Collettiva "Gutai: Splendid Playground" (New York, Guggenheim Museum)

"Il colore dei Gutai" (Venezia, Spazio Arte dei Mori)

Personale a Tokyo (Whitestone Gallery)

2014

Collettiva "Arte nel mondo" a Okayama (Tenmaya Store)

Personale e Performance al Museo Nuovo di Karuizawa

"GUTAI- Scream of matter - Shozo Shimamoto, Yasuo Sumi" (Berlino, WeGallery)

"Yasuo Sumi - Special Works" (Venezia, Spazio Arte dei Mori)

2015

Personale "Disordine incantevole: Yasuo Sumi negli anni '50"

Personale "

2016

"Nothing But the Future" Personale a Genova (ABC Arte)

Personale a Hong Kong (Whitestone Gallery)

 

Yasuo Sumi. Nothing but the future

Flaminio Gualdoni

 

L'8 dicembre 1957 il "New York Times" pubblica, a firma Ray Falk, l'articolo Japanese Innovators, in cui tra le altre cose viene descritta l'azione Painting in Space di Yasuo Sumi in seno all'iniziativa recentissima "L'arte Gutai in scena": "Sumi then moves into the cellophane box and with two ladles frantically throws colored water against the cellophane wall that separates him from the audience. The colors race down the transparent curtain, mixing into new tones".

Allan Kaprow racconterà di essere stato molto colpito da quell'articolo, e quanto esso possa aver contato nella concezione dei 18 Happenings in 6 Parts del 1959 alla Reuben Gallery di New York è reso evidente dall'ampia presenza nell'installazione di superfici traslucide utilizzate come supporto pittorico[1].

Del resto Gutai, il gruppo in seno al quale Sumi opera stabilmente dal 1955, presenta il 25 settembre 1958 da Martha Jackson a New York la "Sesta mostra Gutai", organizzata da Michel Tapié e da Jirō Yoshihara replicando la sezione giapponese di The International art of a new era (Informel and Gutai) che si era tenuta in aprile al Takashimaya Department Store, e nella primavera successiva debutta in Europa, da Notizie a Torino[2].

Il biennio 1958-1959 è quello dell'effettiva ricezione di Gutai sulla scena dell'avanguardia internazionale. È con i viaggi in Giappone del 1957 di Georges Mathieu e di Tapié che la circolazione di notizie sulle attività del gruppo diventa stabile, e i rapporti non occasionali: mentre è evidente che il soggiorno giapponese di Klein, 1952-1954, ancora in qualità di jūdōka, è del tutto asincrono rispetto alla storia del gruppo, dunque in prima istanza ininfluente su quella dell'artista.

L'azione di Sumi e le sue opere iniziali sono indicative del clima in cui egli si trova a operare, in una partita di dare e avere con le esperienze occidentali che andrà finalmente riletta a prescindere da ogni tentazione di competizione cronologica.   

Egli, oltretutto, non proviene da una formazione accademica, e nel 1954 si trova ad affrontare la pratica, su istigazione di ShōzōShimamoto, senza un background disciplinare canonico[3]. Gutai è agli inizi, ma ben chiaro è l'orizzonte dei suoi riferimenti intellettuali. La nuova tradizione dada-surrealista vivificata da figure carismatiche come John Cage nella sua esperienza al Black Mountain College, 1952, la pittura d'azione di cui è protagonista il precocemente eroizzato Jackson Pollock, le Vehémences confrontées e l'Art autre teorizzati da Tapié nella mostra e nel libro parigino, soprattutto. Un'informazione internazionale non banale che proviene dai soggiorni frequenti di artisti giapponesi a Parigi e

da manifestazioni come il Salon de Mai, cui nel 1952 prende parte lo stesso Yoshihara, che sarà il padre nobile di Gutai, oltre che dal fatto che in quelle date il Giappone è tecnicamente, suo malgrado, una sorta di colonia culturale statunitense, e dunque sta vivendo il passaggio più drammatico nella propria storia identitaria.

A fianco degli stimoli internazionali agiscono quelli del dibattito tipicamente autoctono, soprattutto per quanto riguarda l'evoluzione della calligrafia negli anni trenta e quaranta, che trova ora ragioni puramente estetiche, cioè legate alla tensione verso un concentrato automatismo pittorico in assenza di volontà significativa. Il ruolo di mediazione esercitato in tale ambito da un autore come Saburō Hasegawa, peraltro interlocutore di figure come Franz Kine e Mark Tobey oltre che dallo stesso Yoshihara, è fondamentale[4].

Che Sumi inizi a cercare se stesso a partire dal rapporto con la carta, dunque da una pratica fisica di filigrana calligrafica, è nell'ordine delle cose. Non va d'altronde dimenticato che in quel tempo un'altra personalità, Yayoi Kusama, che muove i suoi primi passi debuttando nel 1951 alla galleria Takemiya di Tokyo, si rivolge a sua volta proprio a forme di iterazioni grafiche di segni sulla carta[5].

Dunque, egli non ha precognizioni tecniche delle quali liberarsi ("il rifiuto o l'ignorare tutto ciò non è nient'altro se non il futuro", ha scritto[6]), e si trova da subito immerso in un clima di sperimentazione che non si pone remore, siano esse di ordine tecnico o, men che meno, stilistico.

Certo Shimamoto lo orienta verso un fuoco concettuale che si trovi autenticamente in bilico tra lo Shodo, la "via della scrittura" tradizionale, e la sua preziosa condizione di Mushin, di "non mente" in cui non hanno luogo pensieri, emozioni, intenzioni, e il "to find a point of indifference in my looking", generatore primo di "indeterminacy", di Marcel Duchamp, "a favorite of the interwar Japanese avant-garde"[7].

La questione che si pone è una complessa, e per altri versi sottilissima, mise en abîme del gesto artistico. Deidentificare e azzerare l'intenzionalità del gesto e la sua anche inconsapevole abilità pone una questione di purezza e perfetta insignificanza, privandola di ogni fisicizzazione legata al gesto cosciente e orientato dell'artista e di ogni implicazione di soggettività. Il tema è antichissimo e insieme modernissimo. Antichissimo perché la tradizione dell'arte sacra occidentale considerava somma perfezione l'immagine per eccellenza, il volto di Cristo, "acheropita", cioè non dipinta da mano umana, in cui dunque il limite mortale della mediazione artistica, ove il principio di referenza è artificioso e dunque falso, non sia presente. Modernissima, perché la lotta delle avanguardie artistiche del '900 ha avuto come bersaglio primario l'esibizione dell'abilità manuale, del talento, di quella forma esoterica di sapienza che decide il saper fare: molteplici sono le testimonianze di questa messa in scacco, dai cadavres exquis e dagli automatismi surrealisti all'art brut di Dubuffet, in cui "nous assistons à l'opération artistique toute pure, brute, réinventée dans l'entier de toutes ses phases par son auteur, à partir seulement de ses propres impulsions."[8], dall'action-painting di Pollock ai "buchi" che Fontana inizia a praticare nel 1949: su su sino al manifesto Contro lo stile, firmato nel 1957 da autori e critici come Baj, Arman, Klein, Manzoni, Koenig, Restany[9].

Frapporre un oggetto non specifico tra il gesto della propria mano e il luogo dell'immagine, dunque non assumendo uno strumento tecnico canonico ma un ready-made operativo, pone definitivamente in mora l'idea stessa di pittorico: ed è ciò che Sumi fa, stendendo inchiostro e colore per il tramite di un abaco, così come in seguito con la bangasa, il tipico ombrellino giapponese, o con gli altrettanto tipici sandali di legno detti geta, o con un pettine largo, o ancora con uno strumento elettrico vibrante.

Dunque Sumi attua un ribaltamento compiuto del concetto di "acheropita" tipico delle metafisiche occidentali, perché proprio l'interposizione di uno strumento in se stesso autre comporta lo straniamento d'ogni intento esecutivo e una precisa dichiarazione di an-artisticità.

Come Shimamoto ricorre allo sfregamento su fogli monocromi sino alla perforazione della superficie che si schiude in segni irregolari, così Sumi, ancor più radicalmente, strania il proprio corpo e il suo stream energetico, ponendo tra il se stesso agente e la fisiologia dell'opera un tramite tecnicamente disfunzionale, ma portatore di nuovi possibili d'immagine per via di alea e di indeterminazioni, di accidenti e movenze fisiche altrimenti orientate. Lo stesso principio agisce nella compresenza non progettata di materie come il tulle e la rete metallica, ai cui comportamenti affidare momenti cruciali del farsi dell'opera.    

Mathieu è un precedente importante, per quella sua tensione a "retrouver le néant des limites de la liberté à partir de laquelle tout redevient possible. Ensuite, les notions de préméditation et de référence à un modèle, à une forme déjà utilisée se trouvent définitivement bannis"[10]: ma dipinge. Pollock è un padre fondatore, ma il suo agire prevede che, come altrimenti in Fontana, tra atto e immagine si mantenga una relazione, straniata ma sussistente.

Sumi fa sì che il supporto sia un campo di accadimenti in cui un'energia, quella del suo corpo accecata nei modi, si metamorfizzi in energia visiva pura, in una quantità ansiosa ed altrimenti vitale, in cui il fattore quantitativo conti più di qualsiasi speranza qualitativa.

Per altro verso diventa essenziale nel suo agire un aspetto di tipo spettacolare. La pittura non è che la risultante di un comportamento in cui il corpo è pienamente coinvolto, dunque l'esperienza dello spettatore non può prescindere dal mettersi in rapporto con la spazialità e la temporalità proprie dell'azione pittorica. In questo ambito entra in gioco un altro filone della tradizione dell'avanguardia, quello che pone al centro dell'esperienza dell'artistico la figura dell'autore stesso, imprescindibile in quanto il transito di senso non avviene più univocamente dall'autore all'opera, ma biunivocamente anche dall'opera all'autore.

Dalle serate zurighesi del Cabaret Voltaire ai Ciné Sketch di Picabia e René Clair, la teatralizzazione dell'artista diventa elemento essenziale dell'opera. Tutti gli esponenti di Gutai fanno ampio uso dell'enfatizzazione performativa a partire dalla prima mostra del 1955, tenendo addirittura nel 1957 e 1958 le manifestazioni "L'arte Gutai in scena": l'azione di

Saburō Murakami, At one moment opening six holes, alla "Prima mostra Gutai", 1955, è una sorta di emblema del gruppo.

Assai probabilmente molto conta, in questo ambito, proprio il precedente di Pollock e di Mathieu. Entrambi sono da subito ben consapevoli di tale aspetto. Pellicole come Pollock painting di Hans Namuth, 1951, e il lavoro filmico di Robert Descharnes, non a caso già collaboratore stretto di Salvador Dalì, con il Mathieu che realizza La bataille de Bouvines, 1954, cui seguono a stretto giro  Les Capétiens partout e Le Couronnement de Charlemagne, 1956[11] , operano insieme una demitizzazione del sapere pittorico e una remitizzazione dei suoi atti, per cui, scrive Harold Rosenberg in un testo fondamentale, "a painting that is an act is inseparable from the biography of the artist", perché "the act-painting is of the same metaphysical substance as the artist's existence"[12].

Nel caso di altri artisti Gutai l'accentuazione dei fattori spettacolari è presente sin dai primi film e nel tempo - man mano che anche la performance si carica delle implicazioni di un genere codificato - si fa vistosa, trasformandosi in vero e proprio evento dotato di una ricezione preventivabile[13].

Nel caso di Sumi ciò non accade. Dalla memorabile Painting in Space del 1957 a quelle realizzate nei suoi ultimi anni egli non rende teatrale il proprio agire, ma semplicemente chiama lo spettatore a esserne complice, verificando l'energia del suo esistere e anche biologico sentirsi vivere mentre si manifesta in immediata, irrelata purezza.

Ciò che gli importa è una sorta di distillato pensare il caos, in cui le materie tutte e la facoltatività delle modalità d'approccio stabiliscano un campo d'azione illimitato; in cui il tempo/spazio dell'esistere è quello stesso dell'atto creativo, e l'opera non trova mai un compimento effettivo perché è un continuo unfinishing; in cui anche la bellezza non si fa progetto e destino ma semplicemente accadimento, uno dei possibili del vivere in lucida, feroce auscultazione di sé: in cui, infine, per stare ancora a non improprie corrispondenze occidentali, non tanto conta il "what you see is what you see" che sarà di Stella, quanto il "non c'è nulla da dire: c'è solo da essere, c'è solo da vivere" di Manzoni[14].

Ha scritto Sumi: "Mentre disegno, la mia mente è completamente libera e mi riempio solo di gioia. Il colore schizza qui e lì, in una condizione che comunemente viene considerata di non bellezza o disordine, ma al contrario per me è il prodotto diretto della forza naturale. Le mie opere, recanti i tratti dell'abaco, i tagli dovuti ai sandali giapponesi, i buchi o i danni creati dando colpi di ombrello sulla carta o sulla tela, sono semplicemente le tracce testimoni della mia forza naturale".



[1] M. Tiampo, Gutai: Decentering Modernism, The University of Chicago Press, 2010.  Kaprow pone Gutai come antesignano dell'happening in Assemblage, Environment and Happenings, Abrams, New York 1966.

[2] Osaka International Festival. The International art of a new era (Informel and Gutai), numero speciale  "Gutai",  9, testi di M. Tapié, J. Yoshihara, D. Anderson e altri, Kyoto, 1958; la "Settima mostra Gutai" a Torino è documentata in Gutai, "Notizie - Arti Figurative",  8, testi di L. Pistoi, M. Tapié, J. Yoshihara  e altri, Torino, aprile 1959.  Sul ruolo di Tapié, Tapié, un art autre : Torino, Parigi, New York, Osaka, a cura di M. Bandini, catalogo della mostra alla Galleria civica d'arte moderna e contemporanea, Torino, 1997, Edizioni d'arte Fratelli Pozzo, Torino 1997. Sulla vicenda della galleria Notizie, M. Bandini, M.C. Mundici, M.T. Roberto, Luciano Pistoi. Inseguo un mio disegno, Hopefulmonster, Torino 2008.

[3] Y. Sumi, La mia arte dal Gutai al presente (2009), in Yasuo Sumi, catalogo della mostra allo Spazio Arte dei Mori, Venezia, 2009.

[4] Utili indicazioni in K. Kawasaki, Il soggiorno di Georges Mathieu in Giappone, in Georges Mathieu. Retrospettiva, a cura di D. Abadie, D. Stella, catalogo della mostra alla Galleria del Credito Valtellinese, Milano, 2003, Silvana editoriale, Cinisello Balsamo 2003.

[5] In generale, Tokyo 1955-1970. A new avant-garde, a cura di D. Chong, catalogo della mostra al MoMA, New York, MoMA Publications, New York 2012.

[6] Y. Sumi, Il mio concetto di arte (2006), in Yasuo Sumi, cit.

[7] T.R.H. Havens, Radicals and Realists in the Japanese Nonverbal Arts. The Avant-Garde Rejection of Modernism, University of Hawai'i Press, Honolulu 2006.

[8] J. Dubuffet, L'Art Brut préféré aux arts culturels, catalogo della mostra alla Galerie René Drouin, Paris, 1949.

[9] La versione integrale in F. Gualdoni, Piero Manzoni. Vita d'artista, Johan & Levi,  Monza 2013.

[10] G. Mathieu, Le privilège d'être, Robert Morel, Paris 1967.

[11] H. Namuth, Pollock painting, Dodd, Mead and Company, New York 1980; su Descharnes,  E.H. King, Dalì, Surrealism and Cinema, Oldcastle Books, Harpenden  2007.

[12] H. Rosenberg, The American Action Painters, in "Art News" 51/8, New York, dicembre 1952. 

[13] A. Jones, Body art. Performing the Subject, University of Minnesota Press, Minneapolis 1998, parla specificamente di "Pollockian Performative" che si estende a Klein, Mathieu e Gutai; cfr. inoltre  G. Berghaus, Avant-Garde Performance. Live Events and Electronic Technologies, Palgrave Macmillan, Basingstoke 2005.

[14] La frase di Stella, 1964, si legge in H. Rosenberg, The De-Definition of Art, MacMillan, New York 1972, quella di Manzoni, 1960, in F. Gualdoni, cit.