Contro parmenide

“Noi non siamo altro che fasci o collezioni di differenti percezioni, che si susseguono con una inconcepibile rapidità, in un perpetuo flusso e movimento.” (David Hume)
ABC-ARTE Srl, 2014
Bilingual edition - Ita/Eng 60 pages
Publisher: ABC-ARTE srl
ISBN: 978-88-95618-02-9
Dimensions: 21 x 21 cm , 8 1/4 x 8 1/4
Euro15

La motilità e cangianza delle forme, cui corrispondono la mutevolezza di pensiero e stati d'animo, non sono che illusioni del mondo fisico. Così la pensava Parmenide, fondatore della scuola di Elea, secondo cui la fallace impressione di movimento prodotta dai sensi contrastava, logicamente, con l'essenza della realtà, paragonabile a una sfera perfetta, statica e uguale in ogni parte, e dunque finita e conclusa.

Per il filosofo greco, la vera conoscenza non era, infatti, fondata sui sensi, ma sulla ragione, sul pensiero logico, il quale non poteva ammettere la coesistenza simultanea di essere e non essere e, dunque, la modificazione dell'essere in altro da sé, attraverso il movimento apparente delle forme. La sua teoria si contrapponeva al pensiero di Eraclito, basato interamente sulla conoscenza sensibile, come pure all'atomismo democriteo, che ipotizzava il movimento degli atomi in uno spazio vuoto.

Lontano anni luce dalle idee di Parmenide, il pensiero prevalente della contemporaneità è, invece, largamente radicato nell'esperienza sensibile, sia essa di natura analogica o virtuale.

Tutta l'arte contemporanea, o perlomeno gran parte di essa, può essere descritta come una teoria di tentativi di interpretare la realtà fenomenica, nelle sue variegate accezioni politiche, culturali, sociali, antropologiche. Essa è, in definitiva, una pratica intimamente connessa alla percezione del cambiamento, soprattutto in un'epoca, quale quella odierna, contraddistinta da una mobilità rapida delle strutture sociali e politiche, delle tecnologie, delle abitudini comportamentali.

Quella che il sociologo Zygmunt Bauman definisce modernità liquida - in opposizione a quella solida, tipica dello sviluppo industriale - è una società caratterizzata da un'inedita accelerazione delle trasformazioni, che produce una condizione di permanente instabilità e incertezza. Con Bauman, il divenire illusorio di Parmenide assume le fattezze, tragicamente concrete, della globalizzazione e del consumismo, della rapida obsolescenza dei sistemi produttivi e tecnologici, che portano allo smantellamento delle certezze e alla formazione di uno stato di paura diffusa.

La paura liquida induce, forse indirettamente, gli artisti a ragionare attorno ai fenomeni di variazione, a interrogarsi sulla natura instabile della realtà, percepita come il campo d'azione e di prova delle speculazioni correnti.

Francesca Schgor, Agostino Bergamaschi e Andrea Bruschi affrontano, ognuno con un approccio personale, il tema della variazione percettiva delle immagini, del movimento delle forme e del conseguente adattamento cognitivo, attraverso opere che spaziano dalla scultura all'installazione, dalla pittura alla fotografia.

Questi tre artisti rappresentano, anche anagraficamente, la generazione Y, quella dei Millenials o Echo Boomers nati tra gli anni Ottanta e i primi anni Duemila, all'apice della modernità liquida. Si tratta di una generazione cresciuta simmetricamente all'espansione di massa della comunicazione istantanea (internet, telefonia cellulare, social network), una generazione che, quasi per necessità, è stata nutrita, ma anche travolta, dal costante flusso d'informazioni dell'era digitale.

 

CONTENUTI:

Contro Parmenide, di Ivan Quaroni

Agostino Bergamaschi

Opere

Andrea Bruschi

Opere

Francesca Schgor

Opere