Da sempre il lavoro di Adalberto Abbate si caratterizza per una forte impronta sociale e antropologica. Punto di partenza è un attento studio dell'orrore/errore quotidiano e dei complessi meccanismi della memoria. Ogni suo progetto è uno studio minuzioso degli eventi storici e dei fenomeni mediatici creando punti di collisione e di discussione del nostro vissuto contemporaneo. I lavori dell'artista siciliano prendono voce e si trasformano in qualcosa di più che una semplice denuncia sociale. Intenzione forte è sicuramente quella di indagare la vita reale, attraverso uno sguardo disincantato e cinico che costringe la realtà, in cui siamo abituati a vivere, a modificarsi e a piegarsi ad altre dinamiche mentali. Da una certa prospettiva, il suo è il risultato di un'indagine antropologica, elaborata sulle evidenze come sugli aspetti meno visibili del sociale. Ciò che appare evidente è l'estremo realismo delle sue opere, specchio degli orrori del nostro contemporaneo, al punto che non è possibile identificarle come finzione, piuttosto come realismo grottesco, un mix tra cinismo e avvilimento. Probabilmente è questo uno degli aspetti che più colpiscono nelle sue diverse ricerche: la consapevolezza di raccogliere e di selezionare, di decontestualizzare per poi ricostruire secondo una nuova gerarchia di significato.