OPEN STUDIO / GIULIO ZANET - Zombi

in collaborazione con la galleria Roberta Lietti Arte Contemporanea

 

OPEN STUDIO / GIULIO ZANET

Zombi

 

OPENING: 23 Gennaio 2018
dalle 18.00 alle 21.00

 

in mostra fino al 9 febbraio 2018
dal Lunedì al Venerdì
dalle 14.00 alle 17.00

(solo su appuntamento, scrivendo a: info@fonderiabattaglia.com)

 

 

Con la galleria Roberta Lietti di Como Giulio Zanet presenta una serie di sculture in bronzo frutto

della residenza dell'artista in Fonderia Artistica Battaglia.

Durante la residenza l'artista ha avuto modo di partecipare a tutte le fasi della lavorazione e di
sperimentare la sua sensibilità utilizzando un materiale per lui totalmente nuovo.
Estrapolando le forme tipiche del suo alfabeto pittorico, Zanet plasma la scultura e la confonde
nuovamente con la pittura utilizzando la finitura con patine di diversi colori.
In mostra le sculture si disporranno all'interno dello spazio in una lunga teoria di forme che col
proprio peso e forma si confronteranno con la fragilità bidimensionale della pittura.

 

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Testo critico di Tommaso Di Dio

 

La pittura di Zanet un tempo si accontentava di starsene buona buona sulla tela. Ah, bel tempo
quello... il processo della sua pittura era ancora impressivo: le figure infinite del mondo passavano e
ripassavano attraverso quel filtro sporco di vernici e trementina, nondimeno luogo lucidissimo e
inestimabile specchio di ogni visibile che è la mente del pittore. A quel tempo – diciamo prima del
2013 – i quadri di Zanet erano ancora quadri: costruivano una finzione spaziale, un luogo dove si
collocavano i frammenti esplosi del nostro immaginario quotidiano. Ed ecco zebre e aerei,
ippopotami e giocattoli, piscine con signorine sedute su sedie altissime mentre rotolano qua e là le
figure geometriche di spazi residenziali, traforati di cieli e terreni agricoli fra un orizzonte di
montagne... insomma, c'era a quel tempo nella pittura di Zanet una strana tendenza alla
noncuranza, per la quale il pittore trattava la tela come 

un palco: lì si affollavano, come sui nostri
schermi digitali, le figure di un mondo senza più gerarchia.


A poco a poco, attraverso le mostre LOVELESS (2013) e fino ad ANOTHER PAINTING (2016), è
successo quello che possiamo chiamare fra noi la Grande Decimazione delle Figure: ogni confine
fra tela e installazione è per Zanet divenuto inappropriato, transitorio, valicabile; l'opera è diventata
la registrazione di una vibrazione, la propagazione di un ritmo in uno spazio consumato dall'energia
di un movimento. Fino ad adesso però è stata la pittura lo strumento elettivo di questa
perlustrazione, colando dappertutto, sovrapponendosi a tutto l'architettonico possibile dello spazio.
Eravamo ancora al sicuro dai mostri! Erano trattenuti dentro le superfici delle pareti, dentro le
gabbie della finzione a due dimensioni.


Qui, in ZOMBI, siamo di fronte a qualcosa di diverso; di complementare, certo, ma qui il pittore
Giulio Zanet si arrischia e ci espone ad un incantesimo più pericoloso. Immaginate che tutte quelle
forme, tutti quei ritmi, tutti quei colori che un tempo erano soltanto superfici e abitavano la povera
bidimensionalità dei muri e dei soffitti, adesso, finalmente, per una strana e maledetta stregoneria,
fuoriuscissero da quei muri, da quei soffitti, da quei pavimenti; e, lentamente, con le braccia protese
e per un attimo immobili, con le labbra pallide a appena appena velate da patine ora opache ora
iridescenti, avanzassero fra noi, fossero tra noi abbacinati dal miracolo di esistere nella terza
dimensione: la dimensione della profondità e del tatto. ZOMBI è il racconto di un'emanazione, di
un'evasione, di un'evocazione. Non più impressione, né più esplosione, l'arte di Zanet ora è
concentrata nell'atto di evocare, fuori dalle trappole della rappresentazione e dal carcere delle

superfici, l'ologramma di ciò che non c'è: la scia solida, l'odore materiale del ritmo. Di cosa sono
fatte queste gravide evanescenze, questi ritmi materici, queste concrezioni di onde energetiche? Non
potevano che essere di bronzo, del meraviglioso e screziato e pluriridescente bronzo: il materiale di
ciò che non ha durata, ma sta nell'attimo e nell'eterno, come le statue più antiche e gli spettri; il
materiale che accoglie ciò che vive non essendo ormai più che una monumentale soglia che vibra
fra l'immateriale e la materia.
Ognuna di queste sculture è allora un movimento evocato, estorto fuori a forza dalle superfici della
pittura e reso immobile per un istante nella realtà dello spazio, grazie ad un processo di fusione e
ossidazione rifrangente. ZOMBI è l'ossimoro: un immobile movimento. ZOMBI è lo spettacolo
spaventoso e irrevocabile di ciò che dimentichiamo e lasciamo sempre alle nostre spalle. Sì, perché
noi siamo ritmo, siamo movimento; ma mai siamo in grado di vederlo se non nel corpo che ci
portiamo addosso, sempre maledettamente attaccato al nostro corpo. Tutto lo sforzo di questa
mostra è invece di strappare da tutti i nostri movimenti e portare alla realtà autonoma dello spazio,
nel visibile e nel peso, ciò che normalmente non ha spazio e non ha peso di per sé. Siamo di fronte
ad un sortilegio, una magia nera.


Per fortuna, amici miei, questi ZOMBI sono tutti per ora rinchiusi, al sicuro, fra le spesse mura della
Fonderia. Ma cosa potrebbe succedere se ad un tratto qualcosa qui le lasciasse scappare via, entrare
nelle nostre vite? Cosa accadrebbe se di ogni nostro movimento, di ogni nostra paura o di ogni
nostro desiderio potessimo vedere l'ombra solida, la concreta scia? Amici, quando uscirete da qui,
non voltatevi e correte, correte, più veloci che potete. Ognuno di voi, non sarà più solo: avrà il suo
Zombi, il proprio bronzo d'ombra alle spalle.

 

 

 

 

 

January 12, 2018