Quando il colore diventa spazio

A Milano, la mostra L’idea del colore ripercorre oltre sessant’anni di ricerca di Jorrit Tornquist, artista e teorico del colore che ha trasformato luce, materia e superficie in uno spazio da vivere
Francesca Valan, Marie Claire, Ottobre 12, 2026

Agli amanti del colore e a chi non ha avuto la fortuna di conoscere Jorrit Tornquist di persona consiglio di andare a vedere la mostra L’idea del colore, che attraversa oltre sessant’anni del suo lavoro. Il percorso mette in relazione opere storiche e lavori più recenti realizzati con tecniche e materiali diversi, dall’olio e dall’acrilico su tela all’acrilico su cartapesta, fino allo smalto su metallo.

 

Jorrit Tornquist è una figura di riferimento nel panorama europeo; la sua ricerca mette in relazione pratica artistica e progettazione architettonica e dimostra come il colore possa costruire relazioni, modificare lo spazio e ridefinire il modo in cui lo abitiamo.

 

Già nel 1970 Gillo Dorfles riconosceva nelle opere di Tornquist un equilibrio tra rigore, leggerezza e gioco. Ne apprezzava la capacità di andare oltre la sperimentazione percettiva e di integrarsi nell’ambiente architettonico, animate da una “sottile vena giocosa” che attenuava la severità delle composizioni. Dorfles richiama lo Spieltrieb, termine tedesco traducibile come «impulso al gioco»: una disposizione a esplorare liberamente forme e colori, coinvolgendo lo spettatore nel piacere della scoperta.

La mostra è perfetta: uno spazio misurato, declinato in piccole stanze; il vostro movimento diventa parte dell’esperienza percettiva e vi permette di intuire emozionalmente l’evoluzione di una ricerca ostinatamente concentrata sulle possibilità del colore.

Jorrit Tornquist invita, attraverso le sue opere, a esplorare il rapporto tra colore, luce e superficie.

 

La sua ricerca coinvolge anche la materia: la pasta adesiva sulla tela (vedi opera Untitled, 1986) e la cartapesta introdotta in seguito (vedi Untitled 1995) gli permettono di creare superfici lavorate e texture che introducono una terza dimensione. Il colore acquista così una presenza fisica, attraverso cui l’artista esplora effetti di luce, riflessi e cangianze.
Fulcro della mostra è XY diagonale del 2013, sviluppata a partire da un progetto del 1975: muovendosi intorno all’opera, il visitatore scopre rapporti sempre diversi tra i suoi elementi. Il colore abbandona la superficie pittorica e diventa uno spazio.

«Il colore è di per sè stesso spazio.» Jorrit Tornquist, 1974

È stato Jorrit a trasmettermi la passione per il colore. Ho avuto la fortuna di collaborare con lui ad alcuni progetti e di vederlo lavorare nel suo studio, una bella cascina ristrutturata sulle colline di Calolziocorte, da cui si ammira tutta la valle dell’Adda.

Ironico, sempre sorridente, a volte criptico, anche per il suo modo di parlare l’ italiano con il suo forte accento austriaco, ti sorprendeva con ragionamenti arguti, capaci di spingere il pensiero sempre un passo oltre. Nel suo studio la ricerca era continua: sperimentava nuovi pigmenti e nuovi effetti, studiava la chimica dei materiali e il loro comportamento nel tempo. Ogni tanto volte entrava Pavo, il pavone, che viveva libero nel suo cortile e ci mostrava le cangianze del suo piumaggio.

 
 
 

La mostra trasmette la sua energia.

 
 
 

Un breve filmato presenta i suoi interventi in architettura, tra i quali la celebre torre di Brescia, che sfuma nel cielo in una sequenza di azzurri. “Mai”, diceva scherzando, “l’arte è arrivata così in alto”.

 
 
 

L’idea del Colore
A cura di Flaminio Gualdoni e sviluppata in collaborazione con l’Archivio Jorrit Tornquist,
dal 16 settembre al 31 ottobre 2026
ABC-ARTE ONE OF · Via Santa Croce 21, Milano