Tomas Rajlich: Black Paintings 1976-79

a cura di Michele Robecchi e con intervento critico di Flaminio Gualdoni
ABC-ARTE, 2020
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Tomas Rajlich: Black Paintings 1976-79: a cura di Michele Robecchi e con intervento critico di Flaminio Gualdoni
Publisher: ABC-ARTE
Dimensions: 26,4x19,3x1,1
Pages: 114
ISBN: 9788895618241
€ 38.00

Fedele all’idea del monocromo e interessato a un’interpretazione fondamentale dell’estetica minimalista, l’avvicinamento di Tomas Rajlich (1940) alla pittura ha coinciso con un momento storico in cui l’avvento dell’arte concettuale sembrava averla relegata a una posizione di secondo piano. Partendo da un nucleo di opere caratterizzate da un aspetto industriale e una qualità modulare, Rajlich ha successivamente intrapreso una strada volta a esplorare la combinazione dell’impersonale, il gesto e la creativa forza della luce. Quest’ultima si abbina a diverse variazioni di intensità e colore, modificando radicalmente la superficie del quadro e mettendo in evidenza la qualità bi-dimensionale dell’oggetto.

 

Nel 1967 fonda il gruppo Klub Konkretist┼», che si pone nella scia delle neoavanguardie internazionali incarnate da Azimut in Italia, ZERO in Germania e Nul in Olanda. Esiliatosi dalla Cecoslovacchia nel 1969 in seguito all’invasione sovietica, si trasferisce in Olanda, dove il suo interesse per la costruzione di opere monocrome su griglie geometricamente regolari viene subito accolto con favore nel clima del concettualismo olandese.

 

L’esposizione e la relativa rilettura critica attuale, si concentra in particolare su un ciclo di opere originariamente esposte nella personale del 1979 al Gemeentenmuseum de L’Aia, arrivata al termine di un periodo che aveva visto l’artista svolgere un’indagine approfondita sulle potenzialità del colore nero in dialogo con l’approccio geometrico che hanno fatto di Tomas Rajlich uno dei protagonisti della Pittura Fondamentale. Il gruppo di lavori che formano Black Paintings, testimonia uno dei momenti più importanti nel percorso di Rajlich, collocabile nella seconda metà degli anni settanta. Sono del 1974 alcune delle sue più rilevanti mostre personali, organizzate da Yvon Lambert a Parigi, da Art & Project ad Amsterdam e da Françoise Lambert a Milano, gallerie che rappresenteranno per molti anni il suo lavoro. Parteciperà nel 1975, con Brice Marden, Robert Ryman, Gerhard Richter, ed altri, alla mostra di eccezionale importanza “Fundamentele schilderkunst / Fundamental painting” allo Stedelijk Museum di Amsterdam, simbolo dell’affermazione internazionale della pittura analitica. Rajlich esporrà poi in importanti mostre come “Elementaire Vormen” (mostra itinerante, 1975), “Fractures du Monochrome aujourd’hui en Europe” (Musée d'Art Moderne de la Ville de Paris, 1978) e “Bilder ohne Bilder” (Rheinisches Landesmuseum Bonn, 1978).

 

La carriera di Rajlich è lunga e fondata su una ricerca instancabile e continua. Successivamente introdurrà l’oro nelle sue composizioni, virando, nei decenni a seguire, verso il recupero di una dimensione coloristica piena, aperta a suggestioni simboliche e poetiche, a gesti più aperti ed a un vitalismo irrazionale, con l’immissione di uno spettro che va dal oro al rosa, dal celeste al giallo sino al rosso, senza che ciò modifichi il processo di rigorosa strutturazione elementare del monocromo. A testimonianza le numerose mostre personali a lui dedicate, anche con carattere retrospettivo, dalle maggiori istituzioni museali internazionali. Rajlich è stato riconosciuto di diritto nel novero delle massime figure della neoavanguardia internazionale.