"Un colore senza materia non esiste... Io credo che la prima cosa da fare sia liberare il colore dal pennello... Se in procinto di creare non si getta via il pennello non c'è speranza di emancipare le tinte. Senza pennello le sostanze coloranti prenderanno vita per la prima volta. Al posto del pennello si potrebbe usare con profitto qualsivoglia strumento."

Nell’ action-painting, di Shimamoto, nelle sue erotiche bordate di pittura contro la pittura stessa, il rituale del gesto serve a esorcizzare la realtà e a risalire all’origine organica e dinamica della vita,, Soltanto il gesto dell’arte può attrarre nel proprio gorgo il movimento disperante dell’esistente che realizza così in tempi contratti e separati i paradisi totalizzanti e i cicli della propria umanità. Al di fuori dei momenti di globalità l’artista vive calato nella dimensione del quotidiano, senza riuscire a superare la separatezza tra uomo e uomo e tra l’uomo e le cose. Ma è compreso che la discontinuità dell’esistenza appartiene alle leggi strutturali che governano il mondo e che la cecità del caso compone e scompone ogni atto umano.
Il caos visibile delle cose riproduce fedelmente il movimento sotterraneo su cui corre l’ulteriore movimento dell’apparenza. Bisogna che l’artista accetti una vita permanentemente sbilanciata e aperta a tutti i flussi del possibile. Soltanto mediante questa accettazione il gesto dell’arte può mettersi in sintonia con il movimento universale e cogliere epifanicamente grumi di vera e complessa esistenza. Lo scacco non parte da un sentimento frustrato, ma dalla consapevolezza che solo nel momento della creatività artistica si costituisce una sincronia effettiva con il mondo e i tempi del suo muoversi.

 

Estratto da La Pittura è la Durata dell’Azione di Achille Bonito Oliva

leggi l'articolo completo