Nel decennio, cruciale, 1975-1985, Valentini, viene riconosciuto come uno dei massimi scultori in ceramica viventi; a fine anni Cinquanta collabora tra l’altro con Lucio Fontana nella monumentale Tomba Melandri a Faenza, vince il Premio Faenza nel 1956, 1961 e 1977 e il premio del Syracuse Museum of Fine Arts nel 1958 – frequentando un’ampia e vivida cerchia intellettuale, da Tancredi a Scanavino, da Arnaldo e Gio’ Pomodoro a Sottsass. Nel 1976 si afferma sulla scena milanese con una personale memorabile di opere pittoriche e sculture alla Galleria Milano di Carla Pellegrini.

Da subito il suo approccio alla materia, al colore, alla figura ne fa un unicum nel dibattito contemporaneo, in cui un atteggiamento colto e sapienziale si incrocia con la potenza asciutta di visioni plastiche che non hanno confronti tra i contemporanei.

Nei primi anni Ottanta ha una serie di personali in gallerie primarie, Babel a Heilbronn nel 1981, Vera Biondi a Firenze e Galerie -e di Monaco nel 1982: nello stesso anno ha una sala personale alla Biennale di Venezia ed è in “La sovrana inattualità” al Museum des XX. Jahrhunderts di Vienna. Nel 1984 ha una vasta personale al Padiglione d’arte contemporanea di Milano (il suo Cratere entra nelle collezioni permanenti del Civico Museo d’Arte Contemporanea di Milano al Palazzo Reale), poi espone al Museu de Ceràmica di Barcellona e ancora alla Galerie -e di Monaco; l’anno dopo è alla San Luca di Bologna, ma il 5 dicembre 1985 muore improvvisamente.