Arte Fiera in leggerezza

redazione La Freccia, La Freccia, Gennaio 3, 2019

LA FIERA D’ARTE DI BOLOGNA, GUIDATA DA SIMONE MENEGOI, PUNTA SULL’ITALIANITÀ APERTA SEMPRE DI PIÙ AL CONTESTO INTERNAZIONALE, PROMUOVENDO LE NUOVE GENERAZIONI ACCANTO AGLI ARTISTI STORICIZZATI

 

Italo Calvino? Le Lezioni americane? La leggerezza è la prima associazione di idee che viene spontanea, pensando a questo suo libro postumo. Prendere la vita con leggerezza. «Che leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall’alto», per dirla con le sue parole. Tutto ciò,
lo sappiamo, ha avuto successo, tanto da diventare persino un modo di dire. Ma rappresenta soprattutto, a mio avviso, un invito – sempre attualissimo – a esercitare diversamente il nostro sguardo e i nostri sensi per superare le apparenze intorno a noi e le loro leggi fisiche. Facile a dirsi, difficile però a realizzarsi. In questo, tuttavia, ci può venire in soccorso l’arte contemporanea che applica questo stesso modello di pensiero “divergente”. E, per farne una vera e propria full immersion, l’appuntamento è a Bologna.


Ad Arte Fiera. Prima fiera d’arte ad aver aperto in Italia, è la prima anche nel calendario artistico 2019 (1-4 febbraio). Strategica nella sua collocazione geografica, si candida per tornare a essere un punto di riferimento del mercato nostrano dell’arte. Missione non facile per il suo nuovo capitano al timone: Simone Menegoi, classe 1970, critico e curatore indipendente di razza. «L’italianità è uno storico punto di forza di Arte Fiera: la kermesse bolognese è sempre  stata in primo luogo una grande vetrina per le gallerie, gli artisti e l’arte italiana», spiega il neodirettore. «In un momento in cui il mercato internazionale premia (finalmente, viene voglia di dire) l’arte italiana del secondo opoguerra, mi sembra che questa caratteristica debba essere coltivata e affinata. Senza perdere di vista lo scenario internazionale, naturalmente, né rinunciare a essere attrattivi per le gallerie straniere e i collezionisti che le seguono».

 
ARTISTI EMERGENTI
A Bologna ci attende, quindi, un focus sul moderno e sull’arte postbellica, oltre a un ampio sguardo alle tendenze contemporanee, a partire dalle proposte di ricerca degli artisti emergenti italiani. Qual è il loro identikit? Risponde Menegoi: «Sono cosmopoliti per vocazione  appartenendo a una generazione cresciuta con la globalizzazione, e per necessità, date le opportunità di formazione e di affermazione che offrono altre nazioni. Al tempo stesso, non dimenticano le proprie origini, sia in termini di storia dell’arte sia del paesaggio (fisico e antropologico) del Belpaese; e non temono di farne l’oggetto della propria opera, o almeno il punto di partenza. Dopo Cattelan, i giovani artisti italiani non hanno, insomma, più imbarazzi a mostrarsi italiani».
 

COMINCIARE UNA COLLEZIONE D’ARTE

Arte Fiera – parola del suo neodirettore – è tendenzialmente «una fiera inclusiva e svolge anche un ruolo didattico nei confronti del collezionismo». Si può cominciare anche solo con mille euro in tasca. Con un budget limitato, il consiglio è comprare un’opera importante di un artista giovane, piuttosto che un’opera minore di un artista affermato. Ascoltare e valutare le opinioni di critici, curatori e galleristi, ma scegliere comunque secondo la propria sensibilità (di un’opera non amata si finisce per sbarazzarsene). Infine, dopo i primi acquisti, necessariamente un po’ allo stato brado, conviene cercare di dare una coerenza e un filo conduttore alla propria collezione.

 

GALLERIE E ARTISTI IN MOSTRA

A Bologna scendono in campo anche le “ammiraglie” come la Galleria Continua (San Gimignano, Bejing, Les Moulins, Habana) che presenterà Loris Cecchini, Sabrina Mezzaqui, Ornaghi&Prestinari, Giovanni Ozzola, Hiroshi Sugimoto e Leandro Erlich. Quest’ultimo è un artista argentino famoso per le sue istallazioni da illusionista, come le "nuvole inscatolate" con cui invita i visitatori a guardarsi intorno in modo diverso nella vita quotidiana. Il movimento, illusorio o reale, è invece protagonista nei dipinti di Piero Dorazio che Mazzoleni (Torino, Londra), un’altra ammiraglia italica, esporrà accanto ad Agostino Bonalumi e Giuseppe Capogrossi. Anche la storica Galleria de’ Foscherari (Bologna), tra un sale e piombo di Pier Paolo Calzolari, un Senza titolo di Mario Ceroli e la Scultura d’ombra di Claudio Parmiggiani, contribuirà a stimolare senz’altro il nostro pensiero divergente di cui abbiamo parlato all’inizio. Molte le giovani gallerie da tenere d’occhio, come ABC-ARTE (Genova) che spazierà tra Giorgio Griffa, Carlo Nangeroni, Isabella Nazzarri, Tomas Rajlich e Luca Serra. Mentre nella sezione Fotografia e immagine in movimento, tra le altre, c’è GALLLERIAPIÙ (Bologna) con il solo show di Emilio Vavarella che ha viaggiato su Google Street View fotografando tutti i paesaggi sbagliati che ha incontrato prima che altri potessero segnalare i problemi e chiedere all’azienda di regolare le immagini. Paesaggi comuni sono stati, infatti, trasformati dagli errori tecnici imprevisti di Google in qualcosa di nuovo.

 

 

Non mancherà tra gli stand anche molta pittura contemporanea, con buona pace di chi l’aveva data ormai per morta e sepolta. Meriterà, senz’altro, una visita la personale del pittore siciliano Giovanni Iudice, allestita da Progetto Orientale Sicula (Catania).