Relazioni Invisibili: Alan Bee

16 October - 6 December 2026

With Relazioni invisibili (Invisible Relations), ABC-ARTE presents the second chapter of an exhibition project dedicated to Alan Bee, following Correspondances, an exhibition previously hosted at the gallery’s Milan venue.

Curated by Paolo Campiglio, the exhibition brings together works that span the artist’s entire career, from his early beginnings to his most recent painting cycles, offering an interpretation that is both distinct from and complementary to the Milan exhibition. Rather than a chronological reconstruction, Relazioni invisibili re-examines Bee’s poetics through the core themes that underpin his work: matter, nature, memory, and collective consciousness.

Active within the post-war German art scene, Alan Bee developed a unique body of work, maintaining an independent stance relative to the dominant movements of his time. While engaging in a dialogue with figures such as Emil Schumacher, Paul Klee, and Joseph Beuys, Bee forged a deeply personal language; one in which the practice of painting, the observation of nature, and scientific reflection converge into a body of work of rare consistency.

  • LA TRASFORMAZIONE NON MECCANICA DELLA MATERIA

    Da subito Bee, scegliendo per sé questo nom de plume, indica una precisa scelta di territorio artistico. La scelta di...

     

    Da subito Bee, scegliendo per sé questo nom de plume, indica una precisa scelta di territorio artistico. La scelta di guardare alle api e al loro mondo è decisione profonda, che assume su se stessa diversi livelli di complessità e ne fa il fondamento primo del suo fare arte. A un altro livello, colpisce una affinità più profonda e sottile: “The human capacity is not to give honey, but to think – to give ideas”, scrive Joseph Beuys nel 1965: ovvero, attuare una trasformazione non meccanica e non preventivamente scrutabile della materia.

     

    Il miele, e con esso la cera, non sono frutti ordinari di una mera trasformazione di materia: sono prodotti di un sapere che tocca ulteriori, imperscrutabili sfere, sono un fare in se stesso altro.

     

    Flaminio Gualdoni, Genesis e Animamundi

  • PAOLO CAMPIGLIO

    Come evidenzia Paolo Campiglio, l’interesse di Alan Bee consiste nel trascendere la materia utilizzata, la cera. La cera in sé è certamente una metafora dei processi di crescita, sedimentazione, trasformazione tipici della pratica artistica, accomunata quindi ai processi del mondo naturale. Ma è anche il tramite per un legame profondo, di tipo spirituale con l’universo,  che attinge ai valori di luce, colore, allude alla sua perenne trasformazione in rapporto all’immanenza dell’umanità. La scelta dell’ape come alter ego dell’artista è pertanto ambigua: è certamente  un modello operativo perché: come l'alveare si fonda sulla cooperazione e sulla continua trasformazione della materia, così l’opera d'arte nasce da un sistema di relazioni nel quale ogni elemento contribuisce alla costruzione del significato.  Ma vi è anche un legame sotteso a una millenaria tradizione spirituale, tra mitologia e leggenda, che attribuisce all’ape le qualità di purezza, reiterazione del gesto, razionalità: il fare dell’artista, l’unico possibile,  si identifica nell' ordire, nel costruire trame, nel tentativo di mimare una struttura razionale. Questo atto ripetuto diviene l’immagine dello scorrere infinito del tempo, di cui egli tenta di carpire, nell’opera, un frammento.

  • OPERE SELEZIONATE

  • SPIRITUALE E POLITICO

    il lavoro di Bee può senz’altro essere letto anche attraverso la lente dello spirituale, cui il mistero è intrinsecamente legato....
    Alan Bee, Animamundi (dettaglio), 1979, Acrylic on board, 70 x 51 x 4 cm

    il lavoro di Bee può senz’altro essere letto anche attraverso la lente dello spirituale, cui il mistero è intrinsecamente legato. Su un altro versante del medesimo crinale, tuttavia, Bee è un artista politico. Politica è la scelta di guardare alle api come comunità solidale, specializzata, completa, organizzata sul lavoro e su un’economia basata sull’utilità e la cooperazione sociale. Se fosse vera la sua biografia, che ci informa di un professionista tedesco nel campo del mercato finanziario, non si stenterebbe a leggere nella sua scelta artistica di campo un “giudizio sul mondo” (come lo definirebbe Crispolti) inevitabilmente orientato a individuare simbolicamente un prima e un dopo la caduta del muro di Berlino. Una lettura, forse, della società, riuscita senza ricorrere mai alla narrazione, alla fiction e alla figura. Forme geometriche, volumi architettonici e oggettuali, eterogenei materiali e materie pittoriche: questi gli strumenti essenziali di una simbologia astratta, spirituale e politica, che accompagna e forse denuncia la società post-industriale sfoggiando (con una colorata disperazione poetica) la bandiera delle umili ed eroiche api impollinatrici. 

  • NELLO SPAZIO DELLA MOSTRA

    Una selezione di vedute dell’allestimento restituisce la relazione tra opere, architettura e percorso espositivo, mostrando come la dimensione installativa diventi parte integrante della narrazione della mostra.