"L’arte non è descrizione, l’arte non ha nulla da dire, non ha niente da esprimere. L’arte è trasposizione dell’essere, dello spirito e, per tale ragione, non può spiegarsi attraverso segni grafici, parole, forme."
La ricerca di Bernard Aubertin (1934–2015) si fonda sulla monocromia intesa come forma di silenzio pittorico: l’arte non descrive, non racconta e non ha nulla da esprimere attraverso segni, parole o forme. È piuttosto trasposizione dell’essere e dello spirito, esperienza pura del colore e della materia.
A partire dagli anni Sessanta, il rosso diventa il centro della sua ricerca, assunto come colore assoluto e come espressione di energia, luce e fuoco. Il suo percorso si apre progressivamente alla sperimentazione, con opere realizzate attraverso fiammiferi, chiodi e combustioni, nelle quali il fuoco diventa elemento creativo e trasformativo.
Legato al movimento ZERO di Düsseldorf, Aubertin sviluppa una ricerca radicale sul rapporto tra colore, spazio, materia e luce, distinguendosi per l'uso del fuoco come gesto artistico. Le sue opere sono state esposte in importanti istituzioni internazionali, tra cui il Solomon R. Guggenheim Museum di New York, lo Stedelijk Museum di Amsterdam e il Palais de Tokyo di Parigi, e sono inoltre presenti, tra i tanti musei, anche nelle collezioni permanenti del Musee de Graz, del Museum of Dusseldorf, e presso il Centre National de l’Art Contemporain (Parigi).
