What's the most incredible thing you've done? - Bertozzi & Casoni

11 Giugno - 10 Settembre 2026

a cura di Alberto Mattia Martini

  • A partire dall'11 giugno 2026, ABC-ARTE presenta nella sede storica genovese la mostra What's the most incredible thing you've done?,...

    A partire dall'11 giugno 2026, ABC-ARTE presenta nella sede storica genovese la mostra What's the most incredible thing you've done?, personale degli artisti Gianpaolo Bertozzi e Stefano Dal Monte Casoni. Il progetto espositivo si inserisce in un ciclo di due mostre che coinvolgerà, oltre alla sede di Genova, anche quella di Milano, al termine del quale è prevista la realizzazione di un libro dedicato.

    Fondato nel 1980 a Imola da Giampaolo Bertozzi (Borgo Tossignano, 1957) e Stefano Dal Monte Casoni (Lugo di Romagna, 1961 - Imola, 2023), il duo Bertozzi & Casoni si è affermato a livello internazionale per un linguaggio scultoreo in ceramica di straordinaria perizia tecnica e forte impatto concettuale. Formatisi nell'ambito della tradizione ceramica faentina, i due artisti hanno eletto questo medium - spesso relegato ai margini del contemporaneo - a campo privilegiato di ricerca, restituendogli piena dignità e portandolo nei principali circuiti internazionali dell'arte.

     

    Attraverso una sperimentazione incessante, sia tecnica che formale, Bertozzi & Casoni hanno sviluppato uno sguardo originale e riconoscibile sulla società contemporanea. Le loro opere si collocano in un equilibrio sottile tra ironia e critica al consumismo, tra iperrealismo e dubbio, tra splendore formale e riflessione sul disfacimento. Dalle prime sculture di piccole dimensioni degli anni Ottanta fino alle monumentali installazioni degli anni più recenti, il loro percorso si è distinto per la capacità di coniugare virtuosismo tecnico e profondità concettuale, attraversando anche esperienze legate al design e alla produzione su scala architettonica.

    Nel corso degli anni Novanta e Duemila, la loro ricerca si amplia ulteriormente, sia sul piano dimensionale sia su quello concettuale, portando alla definizione di quelle che gli stessi artisti definiscono "contemplazioni del presente": opere che riflettono sulla caducità, sull'effimero e sulla trasformazione continua della materia. Il passaggio dalla maiolica dipinta a tecniche di derivazione industriale, come la fotoceramica, segna un'evoluzione decisiva del loro linguaggio, caratterizzato da una sorprendente aderenza al reale e da un processo di progressiva oggettivazione.

     

    La mostra What's the most incredible thing you've done?  prende avvio da una frase incontrata nello studio degli artisti, la cui risonanza appare profondamente affine alla loro ricerca. Attraverso una straordinaria maestria tecnica, Bertozzi & Casoni trasformano la ceramica in un dispositivo critico capace di mettere in discussione il rapporto tra realtà, rappresentazione e percezione. Oggetti quotidiani, elementi naturali e presenze animali vengono restituiti con un realismo tale da generare un sottile cortocircuito percettivo, in cui il familiare si rivela improvvisamente ambiguo e destabilizzante.

    La pluralità dei soggetti non risponde a un tema univoco, ma riflette una costante indagine sul tempo, sulla memoria e sulla trasformazione. Le opere si configurano come tracce del contemporaneo, sospendendo processi di consumo e decomposizione e invitando lo spettatore a interrogare il proprio rapporto con il visibile. In questo contesto, elementi di scarto, residui e accumuli convivono con presenze animali, spesso intese come testimoni silenziosi e, talvolta, portatori di una possibile rigenerazione.

    Come sottolinea il curatore Alberto Mattia Martini: "Le opere di Bertozzi & Casoni si configurano come vestigia del contemporaneo, testimonianze di una condizione antropologica segnata dall'accumulo, dal consumo e dalla trasformazione continua del mondo materiale. La ceramica diviene il veicolo di una radicale messa in crisi del visibile. Lo stupore non è più soltanto una qualità attribuita alle opere, ma una categoria attraverso cui interrogare il rapporto tra realtà, rappresentazione e percezione."

    Nel corso della loro carriera Bertozzi & Casoni hanno partecipato a numerose e prestigiose occasioni espositive di carattere nazionale ed internazionale, tra le quali si ricordano: Tate Liverpool, Quadriennale di Roma, Sperone Westwater (New York) Ca' Pesaro (Venezia) Castello Sforzesco (Milano) Biennale di Venezia, All Visual Arts (Londra), Museum Beelden aan Zee, Palazzo Te (Mantova) Mambo (Bologna), GAM (Palermo), Museo di Palazzo Poggi (Bologna), Pinacoteca Civica (Ascoli Piceno), Complesso di Sant'Agostino (Pietrasanta), Mart Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto, Labirinto della Masone, Museo e Real Bosco di Capodimonte, consolidando una presenza significativa nel panorama artistico contemporaneo, con opere oggi presenti anche in importanti collezioni private e pubbliche, tra le quali si segnalano: Margulies Collection, Miami, USA; Fondation Bernardaud, Limoges, France; M+ Museum, Hong Kong; The Koç Foundation, Istanbul, Turkey; Masi Lugano, Switzerland; Robert Runták Collection, Olomouc, Czech Republic; Museo Internazionale delle Ceramiche, Faenza, Italy; Imola Musei, Italy; Museo d'Arte Contemporanea Pino Pascali, Polignano a mare, Italy; Houston Museum of Fine Arts, Texas U.S; Museo Morandi di Bologna, Italy; Quirinale contemporaneo, Palazzo del Quirinale, Roma.

  • OPERE

    • Bertozzi & Casoni, Avanzi, 2023
      Bertozzi & Casoni, Avanzi, 2023
    • Bertozzi & Casoni Barile Spix, 2022 100 x 55 Ø cm 59 x 21 5/8 in
      Bertozzi & Casoni
      Barile Spix, 2022
      100 x 55 Ø cm
      59 x 21 5/8 in
    • Bertozzi & Casoni Buone nuove, 2023 117 x 50 x 32 cm 46 x 19 3/4 x 12 5/8 in
      Bertozzi & Casoni
      Buone nuove, 2023
      117 x 50 x 32 cm
      46 x 19 3/4 x 12 5/8 in
    • Bertozzi & Casoni, Carnival, 2025
      Bertozzi & Casoni, Carnival, 2025
    • Bertozzi & Casoni Chicco House, 2005 ⌀ 80 cm width 31 1/2 in
      Bertozzi & Casoni
      Chicco House, 2005
      ⌀ 80 cm
      width 31 1/2 in
    • Bertozzi & Casoni Clay Island, 2016 32 x 45 x 45 cm 12 5/8 x 17 3/4 x 17 3/4 in
      Bertozzi & Casoni
      Clay Island, 2016
      32 x 45 x 45 cm
      12 5/8 x 17 3/4 x 17 3/4 in
    • Bertozzi & Casoni Cover blu, 2023 11 x 66 x 20 cm 4 3/8 x 26 x 7 7/8 in
      Bertozzi & Casoni
      Cover blu, 2023
      11 x 66 x 20 cm
      4 3/8 x 26 x 7 7/8 in
    • Bertozzi & Casoni Cover giallo, 2023 11 x 66 x 20 cm 4 3/8 x 26 x 7 7/8 in
      Bertozzi & Casoni
      Cover giallo, 2023
      11 x 66 x 20 cm
      4 3/8 x 26 x 7 7/8 in
    • Bertozzi & Casoni Cover rosso, 2023 11 x 66 x 20 cm 4 3/8 x 26 x 7 7/8 in
      Bertozzi & Casoni
      Cover rosso, 2023
      11 x 66 x 20 cm
      4 3/8 x 26 x 7 7/8 in
    • Bertozzi & Casoni Fenicottero degli stracci, 2025 114 x 85 x 125 cm 44 7/8 x 33 1/2 x 49 1/4 in
      Bertozzi & Casoni
      Fenicottero degli stracci, 2025
      114 x 85 x 125 cm
      44 7/8 x 33 1/2 x 49 1/4 in
    • Bertozzi & Casoni Improbabile, 2021 49 x 28 x 23 cm 19 1/4 x 11 x 9 in
      Bertozzi & Casoni
      Improbabile, 2021
      49 x 28 x 23 cm
      19 1/4 x 11 x 9 in
    • Bertozzi & Casoni Istantanea, 2022 16 x 27 x 30 cm 6 1/4 x 10 5/8 x 11 3/4 in
      Bertozzi & Casoni
      Istantanea, 2022
      16 x 27 x 30 cm
      6 1/4 x 10 5/8 x 11 3/4 in
    • Bertozzi & Casoni Me, 2011 73 x 44 x 40 cm 28 3/4 x 17 3/8 x 15 3/4 in
      Bertozzi & Casoni
      Me, 2011
      73 x 44 x 40 cm
      28 3/4 x 17 3/8 x 15 3/4 in
    • Bertozzi & Casoni Ora, 2011 28 x 40 x 32 cm 11 x 15 3/4 x 12 5/8 in
      Bertozzi & Casoni
      Ora, 2011
      28 x 40 x 32 cm
      11 x 15 3/4 x 12 5/8 in
    • Bertozzi & Casoni Piccola composizione con fauno, 2011 42 x 34 x 18,5 cm 16 1/2 x 13 3/8 x 7 1/8 in
      Bertozzi & Casoni
      Piccola composizione con fauno, 2011
      42 x 34 x 18,5 cm
      16 1/2 x 13 3/8 x 7 1/8 in
    • Bertozzi & Casoni Tavolino emisfero con composizione floreale, 2022 100 x 54 cm 39 3/8 x 21 1/4 in
      Bertozzi & Casoni
      Tavolino emisfero con composizione floreale, 2022
      100 x 54 cm
      39 3/8 x 21 1/4 in
    • Bertozzi & Casoni Terra! - Barile Grande pieno , 2019 100 x 55 cm 39 3/8 x 21 5/8 in
      Bertozzi & Casoni
      Terra! - Barile Grande pieno , 2019
      100 x 55 cm
      39 3/8 x 21 5/8 in
    • Bertozzi & Casoni Terra! - Barile Grande semplice , 2019 Barile Grande semplice
      Bertozzi & Casoni
      Terra! - Barile Grande semplice , 2019
      Barile Grande semplice
    • Bertozzi & Casoni Terra! - Barile rotto arrugginito , 2019 100 x 55 cm
      Bertozzi & Casoni
      Terra! - Barile rotto arrugginito , 2019
      100 x 55 cm
    • Bertozzi & Casoni Tu, 2011 54 x 27 x 20 cm 21 1/4 x 10 5/8 x 7 7/8 in
      Bertozzi & Casoni
      Tu, 2011
      54 x 27 x 20 cm
      21 1/4 x 10 5/8 x 7 7/8 in
    • Bertozzi & Casoni Vaso Fiorito, 2023 61 x 47 x 42 cm 24 x 18 1/2 x 16 1/2 in
      Bertozzi & Casoni
      Vaso Fiorito, 2023
      61 x 47 x 42 cm
      24 x 18 1/2 x 16 1/2 in
    • Bertozzi & Casoni Vassoio con corno, 2017 25 x 44 x 34 cm 9 7/8 x 17 3/8 x 13 3/8 in
      Bertozzi & Casoni
      Vassoio con corno, 2017
      25 x 44 x 34 cm
      9 7/8 x 17 3/8 x 13 3/8 in
    • Bertozzi & Casoni Vassoio Ma, 2018 14,5 x 58 x 49 cm 5 1/2 x 22 7/8 x 19 1/4 in
      Bertozzi & Casoni
      Vassoio Ma, 2018
      14,5 x 58 x 49 cm
      5 1/2 x 22 7/8 x 19 1/4 in
    • Bertozzi & Casoni Corno, 2022 15 x 60 x 33 cm 5 7/8 x 23 5/8 x 13 in
      Bertozzi & Casoni
      Corno, 2022
      15 x 60 x 33 cm
      5 7/8 x 23 5/8 x 13 in
  • What’s the most incredible thing you’ve done? , Tra realtà e percezione What’s the most incredible thing you’ve done? , Tra realtà e percezione What’s the most incredible thing you’ve done? , Tra realtà e percezione What’s the most incredible thing you’ve done? , Tra realtà e percezione What’s the most incredible thing you’ve done? , Tra realtà e percezione What’s the most incredible thing you’ve done? , Tra realtà e percezione What’s the most incredible thing you’ve done? , Tra realtà e percezione What’s the most incredible thing you’ve done? , Tra realtà e percezione What’s the most incredible thing you’ve done? , Tra realtà e percezione What’s the most incredible thing you’ve done? , Tra realtà e percezione What’s the most incredible thing you’ve done? , Tra realtà e percezione What’s the most incredible thing you’ve done? , Tra realtà e percezione What’s the most incredible thing you’ve done? , Tra realtà e percezione What’s the most incredible thing you’ve done? , Tra realtà e percezione What’s the most incredible thing you’ve done? , Tra realtà e percezione What’s the most incredible thing you’ve done? , Tra realtà e percezione What’s the most incredible thing you’ve done? , Tra realtà e percezione What’s the most incredible thing you’ve done? , Tra realtà e percezione What’s the most incredible thing you’ve done? , Tra realtà e percezione What’s the most incredible thing you’ve done? , Tra realtà e percezione What’s the most incredible thing you’ve done? , Tra realtà e percezione What’s the most incredible thing you’ve done? , Tra realtà e percezione What’s the most incredible thing you’ve done? , Tra realtà e percezione What’s the most incredible thing you’ve done? , Tra realtà e percezione What’s the most incredible thing you’ve done? , Tra realtà e percezione

    What’s the most incredible thing you’ve done?

    Tra realtà e percezione

    La frase “What’s the most incredible thing you’ve done?” compare su una lavagnetta nello studio di Bertozzi & Casoni. È parte di un esercizio di inglese, un elemento contingente, un frammento marginale e quotidiano che nulla ha a che fare, apparentemente, con la loro pratica artistica. Eppure, una volta letta, risulta difficile sottrarsi alla sua risonanza: perché proprio l’“incredibile” è ciò che definisce, in modo immediato e quasi istintivo, l’esperienza delle loro opere. Grazie a questo concetto, la sua riattivazione come titolo introduce uno slittamento decisivo e lo stupore non è più soltanto una qualità attribuita alle opere, ma diventa una categoria attraverso cui interrogare il rapporto tra realtà, rappresentazione e percezione.

    Nel lavoro di Bertozzi & Casoni, infatti, l’incredibile non coincide semplicemente con lo stupore o con l’eccezionalità del risultato tecnico; al contrario, esso emerge come effetto di un eccesso del reale. Le loro sculture non si limitano a imitare il mondo visibile, ma lo intensificano fino a renderlo instabile avvicinandosi a quella condizione che Jean Baudrillard ha definito come “iperrealtà”, ossia la generazione di un reale senza origine né realtà[1]. Oggetti quotidiani, residui, elementi naturali ed artificiali vengono restituiti con una precisione tale da oltrepassare la soglia della credibilità, entrando in una zona ambigua in cui il riconoscimento si trasforma in dubbio.

    Di fronte ai lavori di Bertozzi & Casoni, lo spettatore è infatti colto da una forma di esitazione percettiva. Ciò che appare immediatamente riconoscibile, un vaso di fiori, un accumulo di oggetti, un animale, un resto di vari elementi, si rivela, a uno sguardo più attento, radicalmente altro. La ceramica, medium storicamente associato alla dimensione decorativa e domestica, viene portata a un grado di mimesi tale da produrre un cortocircuito tra visione e comprensione. Non si tratta semplicemente di virtuosismo tecnico, ma di una vera e propria destabilizzazione del reale. In questo senso, la ceramica assume un ruolo cruciale. Tradizionalmente associata alla sfera del domestico e del decorativo, essa viene qui impiegata come dispositivo critico: un materiale fragile e storicamente marginale diventa il veicolo di una radicale messa in crisi del visibile. La sua capacità di simulare superfici, consistenze e dettagli produce un effetto di dislocazione, in cui ciò che appare familiare si rivela costruito, e ciò che è costruito acquisisce una presenza quasi perturbante. Questa ambiguità richiama la nozione freudiana di Unheimlich, secondo cui il perturbante nasce proprio dal ritorno di ciò che è al contempo noto e estraneo[2].

    La mostra non si organizza attorno a un tema unico, ma riunisce una pluralità di opere e attraversa diverse tipologie di soggetti ricorrenti nella ricerca degli artisti: composizioni floreali, oggetti d’uso quotidiano, elementi industriali, presenze animali e accumuli di scarti. Questa molteplicità non è dispersiva, ma rivela una costante: ogni opera sembra eccedere la propria condizione, spingendo il reale oltre il suo limite di riconoscibilità. Ogni opera mette in scena una realtà che eccede sé stessa, che si stratifica, si altera, si moltiplica. Il quotidiano non viene trasfigurato, ma spinto fino al punto in cui perde stabilità. Particolarmente significativa è la ricorrenza dell’accumulo: resti di cibo, oggetti consumati e materiali eterogenei si aggregano in composizioni dense, trasformandosi in vere e proprie reliquie del presente. In questo senso, le opere possono essere lette alla luce della “Thing Theory” di Bill Brown, secondo cui è proprio nel momento in cui gli oggetti cessano di essere semplici strumenti d’uso che rivelano la loro dimensione di “cose”, portatrici di memoria e significato[3]. In queste composizioni, il tempo sembra essersi condensato, sospendendo processi di trasformazione e decomposizione: le opere si configurano così come immagini stratificate, in cui passato e presente coesistono, richiamando l’idea di Georges Didi-Huberman secondo cui, di fronte ad un’immagine, siamo sempre “davanti al tempo”[4].

    In lavori come le composizioni di resti, i vassoi colmi di avanzi o gli oggetti consumati ed abbandonati, ciò che è familiare si carica di una densità inattesa. Allo stesso modo, le strutture più complesse come paesaggi artificiali, barili, aggregati, suggeriscono una dimensione sistemica e mettono in scena una realtà stratificata, in cui il naturale e l’artificiale si confondono, non sono più distinguibili ma coesistono in una condizione di continua contaminazione. Anche le presenze animali, sospese tra vitalità ed artificio, contribuiscono a questo slittamento, rendendo incerta la distinzione tra ciò che vive e ciò che è costruito.

    L’“incredibile” a cui allude il titolo non risiede soltanto nei soggetti rappresentati, ma nel fatto stesso che essi esistano in questa forma e nel modo in cui il reale viene restituito come eccedenza. Ogni opera è il risultato di una trasformazione della materia che rende la ceramica quasi irriconoscibile, capace di simulare, ingannare, sedurre. Lo spettatore è così posto in una condizione ambigua, oscillante tra attrazione e dubbio, tra meraviglia e inquietudine. È ciò che accade quando la riproduzione supera la funzione imitativa e diventa un processo di intensificazione, capace di rendere visibile ciò che normalmente resta implicito: la precarietà delle cose, la loro trasformazione continua, la sottile instabilità che attraversa ciò che crediamo familiare.

    A questa dimensione di eccedenza del reale si aggiunge una riflessione sul tempo e sulla traccia. Le opere di Bertozzi & Casoni sembrano infatti sospendere processi naturalmente destinati al mutamento, come la decomposizione organica, il consumo degli oggetti, l’usura dei materiali, cristallizzandoli in una forma permanente. La ceramica diventa così il luogo di una tensione tra durata e precarietà, tra monumentalità e fragilità: ciò che appare effimero viene reso eterno, mentre ciò che sembra solido e stabile rivela la propria intrinseca vulnerabilità. In questa sospensione temporale, gli oggetti si configurano come vestigia del contemporaneo, testimonianze di una condizione antropologica segnata dall’accumulo, dal consumo e dalla trasformazione continua del mondo materiale.

    La domanda del titolo non trova una risposta univoca, ma si configura come un dispositivo aperto. Non riguarda soltanto l’azione degli artisti, ma coinvolge il fruitore, chiamato a interrogare la propria esperienza del visibile in linea con una concezione della percezione come atto attivo e incarnato, così come elaborato da Maurice Merleau-Ponty[5]. Che cosa, in fondo, rende qualcosa “incredibile”? La sua eccezionalità, o il momento in cui smettiamo di poterlo riconoscere con certezza e il modo in cui siamo portati a credervi?

     

    Alberto Mattia Martini



    [1] Jean Baudrillard, Simulacres et Simulation, Paris, Éditions Galilée, 1981.

    [2] Sigmund Freud, Das Unheimliche (1919), trad. it. Il perturbante, in Opere, Torino, Bollati Boringhieri.

    [3] Bill Brown, “Thing Theory”, Critical Inquiry, vol. 28, n. 1, 2001, pp. 1–22

    [4] Georges Didi-Huberman, Devant le temps, Paris, Les Éditions de Minuit, 2000; trad. it. Davanti al tempo, Torino, Bollati Boringhieri, 2007.

    [5] Maurice Merleau-Ponty, Phénoménologie de la perception, Paris, Gallimard, 1945; trad. it. Fenomenologia della percezione, Milano, Il Saggiatore

  • PRESS & REVIEWS